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Stefano Duranti Poccetti

Storie del Santo Maledetto

Romanzo

 

INTRODUZIONE
di Massimo Triolo


Un romanzo agile, conciso, lineare, quasi naif per stile e contenuti. Per protagonista un semidio fin troppo umano. È il Santo Maledetto. Simile ad un Herren nietzschiano, egli vale in valore assoluto e non in riferimento a qualcuno o qualcosa di estrinseco alla propria Natura. Egli non è un personaggio “reattivo”, agisce e pensa in modo diretto, non mediato. Egli è terribile come il Dio biblico e dolce come il Cristo evangelico, è un folle, ma la sua lucidità è affilata come un rasoio, e come un rasoio può carezzare o ferire.
La struttura del romanzo attraverso cui il Santo Maledetto si muove, pensa, agisce, manifesta la propria Natura tiranna, è semplice e rasciugata. Una partitura, quella della trama, melan
conica e gioiosa, satura e rarefatta, santa e maledetta come il protagonista: là dove la penna indugia per un verso non compiaciuto sulle azioni più abiette e quelle più virtuose ed eroiche, nella stessa calibrata misura; rivelando così una natura doppia, come doppio è il protagonista. Ma perché immaginare un semidio? Credo che l’Autore volesse descrivere un animo e un’indole, un carattere psicologico, che non conoscono mezze misure; il Santo Maledetto semplicemente eccelle – nel Bene e nel Male, e più le sue caratteristiche vengono in luce, però, meno metafisica si fa la narrazione... Potremmo dire che il Santo Maledetto non conosce la mediocrità, ma potremmo anche suggerire che disconosce persino il valore di un’ipotetica “Aurea Mediocritas” oraziana, quindi una sorta di giusto mezzo. Questo eroe è fin troppo un antieroe, ma non sulla scala dei molti antieroi della letteratura del Novecento; egli può nascere, vivere e manifestare se stesso, esperire, distruggere e amare, costruire e decostruire nella penna dell’Autore, solo a patto che i tempi siano coevi alla crudezza e all’arbitraria violenza dei nostri Giorni, alla loro sistematica irriducibilità ad apparati di interpretazione assiomatici o discreti. Pervasiva e impalpabile come un gas, infatti, è nel romanzo, la presenza della nostra Epoca, e quando il Santo Maledetto agisce egli ne è l’emblema e il rifiuto al medesimo tempo. Fin troppo umano, come detto, è questo personaggio che si eleva alle vette ispirate e aeree della Bellezza e dell’Amore, e del pari sprofonda, negli abissi infernali della distruzione, del tormento e della violenza. Si può cercare di estetizzarla, la violenza – così come si usa fare in tanta Arte e Letteratura di questi Tempi – ma non è la strada che percorre l’Autore de “Il Santo Maledetto”; e il suo alter ego cartaceo è violento ma anche fragile, la cifra del suo Spirito sono gli ossimori, intellettivi e affettivi; e quando compie atti violenti vorrebbe invece essere mite e temperante, e quando lo è, vorrebbe ancora essere altro e altro da sé. Egli è prigioniero di una sorgiva, spontanea, non mediata, mancanza di un utile nell’agire. Egli non è un superuomo, né il suo contrario, egli è nella contraddizione che caratterizza la natura umana e la rende vulnerabile e aliena, nella propria essenza, a interpretazioni e sentimenti narcisistici che si rifiutino di accettarla in ciò che la rende fragile e fallace.
Ma cosa vuole, cosa desidera questo personaggio etero
clito? Questo forse non è dato dirlo né evincerlo, ma potremmo dire che non conta tanto cosa ma come desidera; non importa tanto quali siano i fini precisi del suo agire, quanto come agisce. Si dice che la perfezione non esista, e si può dare misure discrete al perimetro di un triangolo astrattamente immaginato, ma non si può misurare con precisione scientificamente esatta una superficie reale; cosicché, vorremmo dire, all’uomo non è dato approssimarsi a un ideale, ad uno stile di vita, se non in maniera asintotica. Questo presuppone di rovesciare il concetto machiavellico del Fine, in una logica che pone il Mezzo al di sopra di esso, arrivando ad avere il coraggio di dire che ogni Fine è frutto di un’astrazione e ci si può solo avvicinare ad esso, piuttosto che inverarlo ipso facto; e aggiungere che il Mezzo è proprio quello che giustifica il Fine. Così, in questa parabola che è la narrazione delle picaresche avventure del “Santo Maledetto”, si evincono le scelte modali, il loro valore iperbolico, quasi trascendentale, piuttosto che le intenzioni che sono loro pregresse. Il Santo Maledetto è una metafora e un modello della nostra contemporaneità?

 

 

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